BIOGRAFIA

Franca Pisani (Grosseto, 1956) è una pittrice, scultrice e performer italiana.

GLI ESORDI E GLI ANNI SETTANTA

Franca nasce a Grosseto in una famiglia di artisti a cavallo tra la Maremma e la magia dell’Isola d’Elba, dove trascorre gli anni della sua fanciullezza. A nove anni, incoraggiata da un precoce talento, frequenta lo studio dello scultore e pittore Alessio Sozzi che le insegnerà i segreti di ogni tecnica grafica, dall’affresco all’olio, dal pastello all’acquerello alla scultura vera e propria, basata sullo studio di tecniche etrusche, sull’utilizzo delle argille e sui colori delle terre. Trasferitasi a Firenze, frequenta dunque il Liceo Artistico Sperimentale, alle prese con un percorso innovativo guidato dai più importanti artisti del tempo (tra i quali si ricordano Vinicio Berti, Renato Ranaldi, Giovanni Ragusa). Conseguita la maturità, viene scelta dal professor Colacicchi come assistente di studio del Maestro Bruno Gambone; e, contemporaneamente, dallo scultore Antonio Berti allievo di Libero Andreotti.

Franca però denota già un temperamento fuori dagli schemi e decide invece di approfondire gli studi frequentando il biennio della Facoltà di Architettura all’Università di Firenze: qui conosce Pierluigi Tazzi, critico e curatore di mostre d’avanguardia. Successivamente si trasferisce a Bologna, iscrivendosi alla Facoltà di Lettere D.A.M.S. (Distretto per le Arti, Musica e Spettacolo) diretta da Umberto Eco che ne diviene anche professore di Semiotica. Incoraggiata da Eugenio Miccini, entra subito in contatto diretto con Ketty La Rocca – esponente di spicco della corrente italiana della Poesia Visiva e inserita nel panorama delle avanguardie artistiche internazionali – che la segnerà nei suoi primi anni di ricerca.

Attiva nelle dinamiche della lotta per la condizione della donna nella società, Franca Pisani condivide con la geniale perfomer ligure un approccio concettuale all’intervento artistico. Contemporaneamente, studia il movimento dell’Arte Povera e segue da vicino l’esperienza artistica di Eugenio Miccini, fondatore del Movimento “Poesia Visiva”: tale frequentazione ispira alla Pisani la creazione di Album Operozio [1], pubblicazione artistica manuale e indipendente che nel biennio di attività (1976-78, sei numeri) garantisce agli artisti chiamati a partecipare una totale liberta espressiva, in aperta polemica con l’arte tradizionale della quale si rifiutano tecniche, supporti e finalità. Album Operozio ha un successo immediato, assoluto e riconosciuto: creato nel 1976, già nel 1977 viene esposto in occasione dell’apertura del Centre Pompidou di Parigi nella sezione “Centre de Creation Industrielle” [2]: voluto fortemente dal direttore Pontus Hulten, Album Operozio è considerato dagli addetti come l’esempio massimo di creatività artistica libera e incondizionata. La sua fortuna continua ai nostri giorni quando nel 2009 viene acquisito come contributo storico rilevante dal Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid [3]; e nel 2010 quando viene accolto come documento dall’Università degli Studi di Roma La Sapienza [4], dalla Biblioteca Hertziana di Monaco di Baviera [5], dalla Yale University [6] a New Haven nel Connecticut, dall’Università di Chicago [7], dal Museo de Arte Moderna di Città del Messico, dal Rheinstr Kunst di Mainz e dalla Galerie Eveeche di Ginevra.

Le convinzioni maturate e mutuate dalla Poesia Visiva e la particolare intensità della ricerca in atto convincono l’artista a una subitanea e continua evoluzione, sulla spinta di un’urgenza sperimentale che perdura ancora oggi. Contemporaneo ad Album Operozio è determinante il progetto MANUMISSIO – Dell’affrancare gli schiavi e le altre persone di condizione servile [8]: curato da C. Bertocci ed E. Crispolti, con Manumissio Franca Pisani redige un manifesto illuminato, figlio di quel suo nuovo percorso artistico che la vuole ormai lontana dall’arte concettuale imperante a temperatura fredda, mentre si auspica un ritorno sempre più serrato al manufatto e, di conseguenza, all’artista in quanto individuo.

DOPO MANUMISSIO

Il particolare clima sociale, artistico e politico in cui versa l’Italia tra la fine degli anni Settanta e tutto il decennio successivo spinge però l’artista a un progressivo allontanamento dalle scene pubbliche per rifugiarsi in una serrata ricerca segnico-formale del tutto intima e interiore. In tale sperimentazione non viene mai meno la prospettiva sociale del suo lavoro che si manifesta in sporadiche ma significative apparizioni su suolo nazionale e internazionale. Tra queste si ricordano:

  • l’installazione “Le Donne”, presso lo storico polo culturale Manila Club di Campi Bisenzio (FI), 1984;
  • la personale alla Galleria Bruschi di Arezzo, 1989;
  • la personale “Dualità” presso il Cosmo Studio – Galleria Landi di Firenze nel 1999 – con la quale ottiene poi il successo a New York.

IL NUOVO MILLENNIO: IL SEGNO

La fine del secolo e i primi anni del nuovo millennio sono illuminanti: prende sempre più piede la ricerca segnica che contraddistingue la produzione di Franca Pisani ancora oggi. Il segno diventa sin da subito un elemento di ribellione passiva nei confronti di un’arte appesantita dalle sovrastrutture storiche che si porta dietro. Franca è dunque alla ricerca di un segno che sia tracciato manuale e atto creativo puro, elementare: un segno che possieda la caratura materica, emotiva, significante del linguaggio scritto, di quello visivo e di ciò che questi rappresentano. La sua è dunque compressione e sintesi allo stesso tempo entro cui racchiudere l’essenza sia fisica che intellettuale dell’idea partorita. Per lei, “raccontare il segno” diviene quindi operazione semiotica che aggiunge il gesto puro alla descrizione letteraria dell’oggetto, all’immagine visiva dell’oggetto e all’oggetto stesso. Questa rivoluzione ideologica oltre che formale, unita alle passate esperienze della Poesia Visiva, dell’Arte Povera e dell’arte concettuale rappresentano un deciso passo in avanti nell’indagine artistica di Franca Pisani, per giungere oggi alla definizione di quel segno assoluto, infinito, “passato-presente” – o “archeofuturo”, come lo definisce il direttore artistico del Museo d’Arte Contemporanea di Palazzo Collicola a Spoleto, Gianluca Marziani [9] – che è materia del suo percorso. In tale senso, Patrizia Ferri chiarisce già in precedenza e senza possibilità di errore come “l’attitudine all’infinito in Pisani si traduce in una prerogativa squisitamente barocca come essenza che travalica la sua cornice temporale, declinata con una essenzialità diametralmente opposta all’asetticità minimale, che vede nella piega un complesso evento formale e concettuale” [10].

Segnano questo periodo di nuova e feconda produzione che giunge sino ai nostri giorni numerose collaborazioni con enti museali, istituzioni pubbliche e gallerie private che sposano totalmente il percorso di indagine dell’artista, all’interno di una dimensione di ricerca che si presenta in tutto il suo potenziale innovativo sul panorama sia nazionale che internazionale.

Gli interventi da segnalare sono:

  • la personale presso la Galerie Alain Couturier (Nizza, 2003);
  • l’installazione “Monocrome Baroque” all’Eglise Saint Francois de Paule (Nizza, 2003);
  • la personale presso la Galleria Maretti (Montecarlo – Principato di Monaco, 2004);
  • l’installazione “I Monocromi” al Palais de les Exposition (Nîmes, 2005);
  • la personale “Attitudine all’Infinito” presso la Galleria Art Time (Brescia, 2005).

Si ricordano inoltre:

  • la personale “Il Gioco e il Mito”, con testi a cura di C. Sisi e G. Ranzi presso il Museo Marino Marini (Firenze, 2008) dove l’artista torna al concettuale mediante tracciati segnici puri, luminosi eppure strutturati, razionali al limite dell’architettonico contrapposti a una forte presenza materica del periodo precedente;
  • l’installazione “Anima Primitiva” a cura di M. Spatafora con la quale è presente alla LIII Biennale d’Arte di Venezia (2009) nel Padiglione della Repubblica Araba Siriana [11];
  • la personale “Attraversamenti” a cura di G. Ranzi, Palazzo Sant’Elia (Palermo, 2010) che sancisce il periodo maturo delle sperimentazioni concettuali segniche;
  • l’installazione “I Nomadi” con la quale è presente alla LIV Biennale d’Arte di Venezia (2011) a cura di Vittorio Sgarbi all’interno del Padiglione Italia presso l’Arsenale di Venezia;
  • la personale “Captain Courageous” a cura di F. Foert e G. Ranzi presso il Museo d’Arte Contemporanea Hamburger Bahnhof (Berlino, 2013);
  • proprio a seguito del successo di “Captain Courageous”, ancora nel 2014 il doppio autoritratto realizzato per la mostra “ Il Lato nascosto delle Collezioni” a cura di G. Giusti sotto la direzione di Antonio Natali, 17 dicembre 2013 – 02 febbraio 2014, Galleria degli Uffizi, Firenze, viene inserito nella Collezione Permanente della galleria fiorentina ed esposto nel celebre Corridoio Vasariano nella sezione “Autoritratti”.
  • Archeofuturo” a cura di M. Spatafora e G. Ranzi, Festival dei Due Mondi, Museo di Arte Contemporanea di Palazzo Collicola (Spoleto – PG, 2014);
  • del 2014 è anche “ Pensieri, Idee, Forme al femminile” a cura del Vice-Direttore della Facoltà di Architettura di Firenze M.G. Eccheli e M. Tamborrino, sviluppata all’interno della Facoltà di Architettura di Firenze ed edita da Franco Angeli Editore nella quale l’artista presenta 70 ritratti delle più celebri donne architetto dell’ultimo secolo;
  • nel 2014 infine la partecipazione su invito della Regione Toscana a EXPO Milano presso gli spazi di Chiostri Umanitaria;
  • Per Desdemona” a cura di M. Zefferino, Palazzo di Giustizia – Presidenza Corte d’Appello, Firenze, 2015 [12];
  • Visioni d’Arie” a cura di M. Zefferino, Istituto Italiano di Cultura, Palazzo Sternberg (Vienna, 2017): in questa prestigiosa sede, l’artista presenta una serie di tele realizzate con straordinario fervore creativo e ispirate alle immortali opere di Gioacchino Rossini;
  • l’installazione “Palmira” a cura Alessandro Riva con la quale è presente alla LVII Biennale d’Arte di Venezia (2017) nel Padiglione della Repubblica Araba Siriana a cura di Emad Kashout, direttore del Museo Archeologico di Damasco, presso l’Ex-Cinema “Chiesa del Redentore” alla Giudecca;
  • la personale “Codice Archeologico – Il Recupero della Bellezza” a cura di C. Acidini e D. Trombadori, organizzato da C. Crescentini, Direttore delle Attività Espositive e Grandi Eventi su progetto di M. Spatafora, MACRO Testaccio – Padiglione 9B (Roma, 2017);
  • nel 2018, in occasione della Giornata Internazionale per le Vittime di Tortura, Franca Pisani presenta l’installazione “Shoah Memoria Collettiva” a cura di C. Fiumian presso l’Auditorium dell’Orto Botanico di Padova, donata poi dall’artista al Centro di Ateneo per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea;
  • la personale “Succisa VIRESCIT – La Forza della Rinascita” a cura di R. Capitanio con introduzione di L. Nannipieri e dell’Arciabate Dom. Donato Ogliari, Museo d’Arte dell’Abbazia di Montecassino (Montecassino – FR, 2019);
  • la personale “Franca Pisani. Una Vita” a cura di M. Vanzan con il coordinamento artistico di R. De Felice, Complesso Monumentale Ex-Carcere Borbonico (Avellino, 2020);
  • Nel Sogno – Omaggio a Matilde Serao” a cura di M. Guida, con testi di M. Guida e M. Spatafora, Castel dell’Ovo (Napoli, 2020);
  • Sotto la Presidenza di Lorenzo Becattini, installazione della scultura in marmo “Archeofuturo” a cura di  Alessandro Sarti, Palazzo dei Congressi (Firenze, 2021).

CONTRIBUTI CRITICI

  • “(…) la forza della Pisani invece sta nel fatto che sa far riflettere in egual modo senza bisogno di shock visivi ma, al contrario, facendo ricorso all’eleganza e all’armonia di forme e colori” [13] – Gabriele Boni 
  • L’artista toscana libera l’opera dalla capacità di auto-generazione: gli scatti e il moto a cui dona consistenza plastica – implosioni piuttosto che esplosioni, e una logica costruttiva opposta rispetto a quella della maggior parte della plastica informale – non sono in grado di determinare o modificare la forma ma soltanto di vitalizzarla e vivacizzarla” [14] – Maurizio Sciaccaluga 
  • Il passaggio da un immaginario collettivo alla creazione di un universo simbolico alternativo ed enigmatico, appassionante, rappresenta la scansione fondamentale della ricerca ultima dell’autrice: l’illusione crea la forma, la sottolinea e la nega, ne rende imperscrutabili e incodificabili i confini tramite descrizioni fin troppo minuziose e accorte, mirabolanti. Poi, come termine della trasformazione e della genesi dell’opera, il ritorno (ricorso) al materiale e alla materia – nuovamente protagonisti come all’origine del lavoro – adesso non più strumenti ma elementi, membri di una famiglia” [15] – Maurizio Sciaccaluga 
  • Alla successione verticale del tempo, con un inizio e una fine, si è sostituita un’idea del tempo circolare, un movimento di corsi e ricorsi, di avanti e indietro, che ribalta ogni rigida prospettiva di sviluppo lineare, facendo dell’immagine prodotta (…) il punto di emergenza delle innumerevoli spinte che guidano l’impulso creativo. (…) Nel far questo, il suo lavoro [di Franca Pisani, ndr] ritrova il piacere e il tormento della bellezza, dell’ornamentazione, dell’opulenza e della ferocia del colore, della sinuosità della linea, pur tuttavia senza mai standardizzarsi su posizioni rigide e definitive” [16] – Gianluca Ranzi 
  • Le opere di Franca Pisani non accettano la separazione tra i generi della pittura e della scultura, rifiutano la limitazione bidimensionale e scelgono di aprirsi sia all’ambiente che le circonda che al pubblico, ricapitolando il primo nelle partizioni tridimensionali che la materia pittorica crea – sarebbe il caso di dire costruisce – sulla superficie della tela e catturando il secondo nel vortice di energia messo in moto dai pigmenti puri che l’artista adopera nelle sue opere” [17] – Gianluca Ranzi 
  • “(…)È l’area del gioco che incominciando dalle primissime esperienze del bambino ed espandendosi al di fuori si estende poi all’intera vita creativa adulta con l’uso dei simboli e di tutto ciò che porta alla formazione della vita culturale” [18] – Gianluca Ranzi 
  • “(…) I temi e le figure del mito scelti oggi per una moderna meditazione sull’essere e il divenire, bene esprimono gli snodi poetici che hanno guidato l’artista nella sua costante indagine sulle creature terrestri trasformate in ossidi, sabbia, metalli: segni, appunto, di una metamorfosi che è parte integrante dell’interpretazione della natura trasmessa a noi dal patrimonio fantastico dell’antichità e dei suoi seducenti affondi nel mistero del mondo. Mistero che affiora nella quasi rituale composizione di volumi e segni organizzati dall’artista in pagine plastiche ove il rilievo e le cromie diventano partitura armonica da leggersi quale traslato di approfonditi pensieri sulla struttura della realtà circostante fatta di materia e simboli, di colore e di fisicità (…)” [19] – Carlo Sisi 
  • Quella di Franca è l’arte universale che non si pone limiti di sorta e che avvolge generosamente tutto il mondo” [20] – Marzia Spatafora 
  • Franca Pisani lavora quindi eminentemente sulla pelle della materia, sia essa destinata a declinazioni in scultura, in pittura o in un genere terzo che le abbraccia entrambe. L’artista, seppur combatta con la materia, non se ne fa dominare misticamente e neppure la punisce fino al punto di annullarla in un ordine superiore imposto dalla sua volontà; cerca invece di contenerne o meglio convogliarne la presenza brutale attraverso la sua disposizione in reti di capillari, in porzioni innervate di forma e di colore che dialogano con amplissimi spazi vuoti, costruendo un’epidermide ricettiva che asseconda o persino esalta la plasticità della materia stessa” [21] – Gianluca Ranzi 
  • “(…) il lavoro pensato da Franca Pisani per la mostra a palazzo Sant’Elia [la sua tela di 150 mt ininterrotti, ndr] rimane aperto e mantiene un margine di non finito che si deve all’infinità del materiale trattato che affonda nell’inconscio collettivo e si spalanca sul futuro a venire. L’ambivalenza del suo lavoro ritorna quindi oggi utilizzando l’idea dello sconfinamento e dell’intereagenza culturale e affermando dall’altra il diritto tutto individuale dell’artista di produrre forme spontanee e segni sorprendenti, conseguenti da un immaginario libero da ogni gerarchia” [22] – Gianluca Ranzi 
  • “(…) il doppio autoritratto di Franca Pisani entra nel percorso espositivo marcandolo di un contributo appropriato sul fronte dell’arte contemporanea. La tecnica con cui l’opera è stata realizzata, con l’impiego di ossidi e terre, ha prodotto sul recto della tela un’effige dell’artista che nel verso si fa sindone di essa e, al tempo stesso, viene rigenerato da un secondo ritratto. Il volto della Pisani [è] ora inscritto in direttive geometriche che ne traducono l’urgenza del segno, ora in minimi accenni somatici che fanno largo all’espandersi di un tratto modulare nel fondo (…)” [23] – Giovanna Giusti 
  • Le opere della Pisani hanno una loro organizzazione autonoma, una specie di metacorpo che racchiude idealmente ogni organismo vivente, oltre la cognizione dello spazio percepito, oltre lo scorrere del tempo lineare (…). I temi antropologici, sul crinale che collega mito e inconscio, ricreano spazi mentali dalla forte connotazione segnica. La Pisani viaggia nelle memorie primordiali, dove il presente ingloba radici e rinascita, dove il passato evoca la frontiera di una continua evoluzione. La sua grammatica si annoda alle radici espressive, ai codici elementari del tramandare bellezza attraverso forme consuete, empatiche per istinto figurativo. Ogni opera appartiene alla caverna del rito collettivo, al fluido districarsi del progresso, all’Umanesimo della vita sociale (…)” [24] – Gianluca Marziani 
  • Franca Pisani inizia con la parola, frantuma poi la parola in segno e infine mescola parola e segno in un tutt’uno organico, coerente. Parola e segno: è qua, in queste due colonne portanti della conoscenza umana del mondo e sul mondo che si gioca il rapporto di Franca Pisani con l’espressione artistica” [25] – Alessandro Riva 
  • Curioso, e oltre che curioso straordinariamente simbolico, emblematico che in Franca Pisani l’utilizzo del segno avvenga con una pratica che ha qualcosa d’un antico rito sciamanico. L’artista infatti spiega di intingere prima di tutto un pennello in una lacca trasparente, per poi passare a far scorrere il gesto sulla superficie del quadro: gesto realmente sciamanico, alchemico, dal momento che, in un primo momento, l’artista non ha neppure la possibilità di vedere ciò che sta disegnando; solo dopo, con l’aggiunta e la sovrapposizione del colore, il gesto inizialmente vergato con la vernice trasparente prende vita (…)” [26] – Alessandro Riva 
  • “(…) sulla tela dipinta il segno inciso sulla biacca fa da contrappunto al segno negativo che, come luce, squarcia le campiture impresse di ossidi d’ombra, bruni e cremisi. La parola scritta diviene così formula magica in una dimensione impalpabile, senza tempo, dove i linguaggi in parte si fondono (…)” [27]Melanie Zefferino 
  • Nel prendere visione di un’opera complessa e articolata come la sua, intesa a mostrarsi in più volti, aspetti e dimensioni (scultura, pittura, scrittura e poesia visiva, comportamento, teatralità, installazione) l’approfondimento di ogni esperienza particolare rivela il tratto di una coinvolgente energia estetica: l’identità femminile e le radici misteriose della vita camminano assieme e tendono, forse, a un’originaria sorgente” [28] – Duccio Trombadori 
  • Vissuto e memoria archetipale si danno la mano nell’esperienza formativa di una teoria di immagini lungo un percorso allusivo, dove il passato della civiltà si incrocia con le catastrofi del presente storico in uno sguardo di insieme che poggia sulla vivida metamorfosi e simbiosi dei segni. La bellezza non si riconosce in un canone ma nell’evento emozionale legato all’esperienza dell’attraversamento di ambiti spaziali dove si alternano messaggi, codici e visioni evocate dai cromatismi, tra il decorativo puro e la segnaletica documentaria” [29] – Duccio Trombadori 
  • La traccia o l’immagine resa visibile quando si immette il reattivo giusto sulle lacche trasparenti pennellate sulla tela, va oltre l’automatismo alogico della pittura-azione (action painting) e si concepisce come progetto mentale che sorprende e meraviglia lo stesso autore. Questa sintomatica e alchemica rivelazione della pittura-scrittura come evento originale esprime il doppio volto di un’esperienza estetica vissuta da un lato come sorridente apertura alla bellezza e dall’altro come insondabile magia creativa” [30] – Duccio Trombadori 
  • Sensibile al richiamo della fragilità, da qualsiasi settore minoritario e minacciato del mondo o della società esso venga, Pisani fin dagli esordi, nei difficili anni Settanta, ha voluto dare visibilità, con le tecniche più diverse, a un percorso che da riflessione personale non di rado diviene denuncia, rimpianto e grido” [31] – Cristina Acidini 
  • “(…) Le sue forme evocative affiorano dalla preparazione scura e profonda della tela, comparendo da entrambi i lati, recto e verso, come impronte inconfondibili eppur vaghe e nervose, quasi viste nella penombra del ricordo o nell’illusoria dimensione del sogno” [32] – Cristina Acidini 
  • Dato che l’ambiente (le sale dell’Abbazia di Montecassino, ndr), a lei gentilmente concesso, documenta le distruzioni dei bombardamenti tramite gigantografie fotografiche rettangolari e quadrate in bianco e nero, che conferiscono regolarità e precisione all’abitato, l’artista ha pensato bene di scompaginare questa sala didattica e storico-documentale immettendo, per contrasto, lo scompiglio del disordine creativo. All’ordine rigoroso di quelle riproduzioni drammatiche ha risposto con la febbrile eccitazione cromatica delle sue grandi sete, quasi impalpabili, leggere, finissime: la leggiadria dello sfumato contro la rigidità statica della registrazione storica. La forza della rinascita è innanzitutto rinascita della vitalità creativa dell’uomo sulla certificazione fotografica della distruzione e della morte” [33] – Luca Nannipieri
  • Mi soffermo soltanto sul progetto il cui titolo Succisa Virescit – La Forza della Rinascita era già stato scelto in perfetta simbiosi di intenti con dom Donato Ogliari (Arciabate dell’Abbazia, ndr) e il cui obiettivo, tenuto conto della particolare ricorrenza (75° Anniversario della distruzione del Monastero, ndr) consisteva nell’esporre delle opere in grado di suscitare nei visitatori una forte emozione, di far loro riflettere sugli orrori della guerra e, infine, di trasmettere un segnale di speranza e di rinascita. Da qui l’idea di utilizzare i dipinti su seta di Lione di Franca Pisani, che per la loro caratteristica trasparenza potevano essere sovrapposti, a distanza, alle gigantografie in bianco e nero esposte nella parte finale del Museo dell’Abbazia creando, così, il risultato desiderato mediante i segni astratto-figurativi tipici dell’artista e a elle ispirati dalle stesse fotografie […]. Il colore rosso che entra nei bombardamenti, il verde nelle scene della ricostruzione, il blu simbolo di armonia ed equilibrio sovrapposto ai monaci, il colore arancione simbolo di creatività artistica, di fiducia in se stessi e negli altri sulle foto degli artigiani, il giallo simbolo della luce ma anche della conoscenza e dell’energia che fa capolino sulle foto dei personaggi che hanno contribuito alla ricostruzione” [34] – Roberto Capitanio
  • Il suo gesto nello spazio pittorico è deciso e perentorio, veicola e struttura un’energia arcaica, la trasferisce in segni che s’inseguono senza soluzione di continuità sull’intera superficie dell’opera, con una presenza ed una sicurezza non priva di incertezze e ripensamenti. Nei suoi teleri, i segni entrano nello spazio pittorico mossi da una forza che arriva da luoghi remoti, da oscure profondità, e la convertono in una struttura rigorosa, che sfiora la monumentalità, senza nulla cedere alla retorica della bella forma di “maniera”, e tracciano percorsi inattesi, che giungono da un inconscio primigenio. Di qui, l’impatto che si espande da queste ampie opere in lino cotto e la fascinazione quasi ipnotica che ne deriva” [35] – Marina Guida

NOTE

  1. La spirale dei nuovi strumenti, Firenze, Vallecchi, 1978, VI Biennale della Grafica d’Arte, p.63
  2. Come da pubblicazione del Centre Georges Pompidou – Centre de Creation Industrielle, c.1977, p.51
  3. Bollettino della Biblioteca del Museo Nacional Centro Reina Sofia di Madrid, maggio 2009, inventariato come: “Album Operozio Firenze 1976, Reserva: 3338.10”
  4. Inventariato presso l’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI di ROMA – LA SAPIENZA il 12/02/10 con la dicitura: “Album Operozio (Eugenio Miccini). Firenze Operozio 1976 (11) c”. Numero identificativo (n.id) 185 1880 via0036742 – Numero Inventario (N.inv.) 147 423 26 9l. – f.p.p. 112 – ISBN: 8843529846.25
  5. Inventariato presso la Biblioteca Hertziana dell’Istituto Max Planck per la Storia dell’Arte di Monaco di Baviera con la sigla: Kate-fir-1810-1977/22
  6. In YALE UNIVERSITY LIBRARY con la dicitura: “Maggio 1978. La Memoria Invece. Album Operozio”
  7. Inventariato in THE UNIVERSITY OF CHICAGO PRESS: 1999.xiv, 386. con la dicitura “Album Operozio (testo Eugenio Miccini) 1976”
  8. MANUMISSIO: Dell’affrancare gli schiavi e le altre persone di condizione servile a cura di C. Bertocci e E. Crispolti, Studio Franca Pisani, Firenze, 5 giugno 1977; cit. in Carlo Pirovano, La Pittura in Italia. Il Novecento / Le Ultime Ricerche, Milano, Electa, 1994, p.145;
  9. Archeofuturo a cura di G. Marziani, 28 giugno – 28 settembre 2014, LVII Festival dei Due Mondi, Palazzo Collicola, Spoleto, Maretti Editore
  10. Attitudine all’Infinito a cura di P. Ferri, Galleria Art Time, Brescia, 2005, p.6
  11. Il Giardino delle Forme a cura di G. Ranzi in Franca Pisani. 53ª Biennale di Venezia, Padiglione della Repubblica Araba Siriana, 07 giugno – 22 novembre 2019, Giardini di Ca’ Zenobio, Ca’ Zenobio/Dorsoduro – Venezia, Christian Maretti Editore, pp.11, 12, 17
  12. Per Desdemona, personale in occasione dell’apertura del primo sportello in Italia votato all’ascolto delle vittime della violenza sulle donne, a cura di M. Zefferino con il patrocinio della Presidenza della Corte d’Appello (Magistrato Dott.ssa Paola Belsito, Avv. Rosa Anna Lepore, Prof. Pierangelo Geppetti), del Dipartimento di Scienze della Salute (Prof.ssa Cristina Stefanile) e della Camera Civile di Firenze (nella persona del Presidente Avv. Carlo Poli), 19-25 ottobre 2015, Palazzo di Giustizia, Firenze
  13. Ritualità a cura di G. Boni, The MALL, Il Leccio/Reggello (FI), Christian Maretti Editore, 2006, p.9
  14. La Voglia assoluta di Esistere a cura di M. Sciaccaluga, Fondazione Valerio Riva, Venezia, Christian Maretti Editore, 2007, p.11
  15. La Voglia assoluta di Esistere a cura di M. Sciaccaluga, Fondazione Valerio Riva, Venezia, Christian Maretti Editore, 2007, pp.12-13
  16. Scolpire la Vita a cura di G. Ranzi, 09-25 maggio 2008, Casa del Pane, Milano, Christian Maretti Editore, p.9
  17. Scolpire la Vita a cura di G. Ranzi, 09-25 maggio 2008, Casa del Pane, Milano, Christian Maretti Editore, p.10
  18. Scolpire la Vita a cura di G. Ranzi, 09-25 maggio 2008, Casa del Pane, Milano, Christian Maretti Editore, p.11
  19. Il Gioco e il Mito a cura di G. Ranzi, 07 novembre – 01 dicembre 2008, Museo Marino Marini, Firenze, Christian Maretti Editore, p.7
  20. Il Giardino delle Forme a cura di G. Ranzi in Franca Pisani. 53ª Biennale di Venezia, Padiglione della Repubblica Araba Siriana, 07 giugno – 22 novembre 2019, Giardini di Ca’ Zenobio, Ca’ Zenobio/Dorsoduro – Venezia, Christian Maretti Editore, p.6
  21. Il Giardino delle Forme a cura di G. Ranzi in Franca Pisani. 53ª Biennale di Venezia, Padiglione della Repubblica Araba Siriana, 07 giugno – 22 novembre 2019, Giardini di Ca’ Zenobio, Ca’ Zenobio/Dorsoduro – Venezia, Christian Maretti Editore, p.9
  22. Attraversamenti a cura di G. Ranzi, 24 settembre – 05 novembre 2011, Palazzo Sant’Elia, Palermo, Maretti Editore, p.23
  23. Il Lato nascosto delle Collezioni” a cura di G. Giusti, 17 dicembre 2013 – 02 febbraio 2014, Galleria degli Uffizi, Firenze, Sillabe Edizioni, p.126
  24. Archeofuturo a cura di G. Marziani, 28 giugno – 28 settembre 2014, LVII Festival dei Due Mondi, Palazzo Collicola, Spoleto, Maretti Editore, pp.11-12
  25. I.S.A.N.I. a cura di M. Spatafora, maggio-settembre 2016, Spazio Culturale Marzia Spatafora, Brescia, Maretti Editore, p.8
  26. I.S.A.N.I. a cura di M. Spatafora, maggio-settembre 2016, Spazio Culturale Marzia Spatafora, Brescia, Maretti Editore, pp.13-15
  27. Visioni d’Arie a cura di M. Zefferino, Istituto Italiano di Cultura, Palazzo Sternberg, Vienna, Fausto Lupetti Editore, 2017, p.8
  28. Codice Archeologico. Il Recupero della Bellezza, a cura di C. Acidini e D. Trombadori, organizzato da C. Crescentini, Direttore delle Attività Espositive e Grandi Eventi su progetto di M. Spatafora, 29 settembre – 26 novembre 2017, Padiglione 9B/MACRO Testaccio, Roma, Maretti Editore, p.7
  29. Codice Archeologico. Il Recupero della Bellezza, a cura di C. Acidini e D. Trombadori, organizzato da C. Crescentini, Direttore delle Attività Espositive e Grandi Eventi su progetto di M. Spatafora, 29 settembre – 26 novembre 2017, Padiglione 9B/MACRO Testaccio, Roma, Maretti Editore, p.9
  30. Codice Archeologico. Il Recupero della Bellezza, a cura di C. Acidini e D. Trombadori, organizzato da C. Crescentini, Direttore delle Attività Espositive e Grandi Eventi su progetto di M. Spatafora, 29 settembre – 26 novembre 2017, Padiglione 9B/MACRO Testaccio, Roma, Maretti Editore, p.10
  31. Codice Archeologico. Il Recupero della Bellezza, a cura di C. Acidini e D. Trombadori, organizzato da C. Crescentini, Direttore delle Attività Espositive e Grandi Eventi su progetto di M. Spatafora, 29 settembre – 26 novembre 2017, Padiglione 9B/MACRO Testaccio, Roma, Maretti Editore, p.39
  32. Codice Archeologico. Il Recupero della Bellezza, a cura di C. Acidini e D. Trombadori, organizzato da C. Crescentini, Direttore delle Attività Espositive e Grandi Eventi su progetto di M. Spatafora, 29 settembre – 26 novembre 2017, Padiglione 9B/MACRO Testaccio, Roma, Maretti Editore, p.43
  33. SUCCISA VIRESCIT. La Forza della Rinascita a cura di R. Capitanio con introduzione di L. Nannipieri e dell’Arciabate Dom. Donato Ogliari, 06 aprile – 19 maggio 2019, Museo dell’Abbazia di Montecassino, Cassino (FR), Archeofuturo Edizioni, pp.7-8
  34. SUCCISA VIRESCIT. La Forza della Rinascita a cura di R. Capitanio con introduzione di L. Nannipieri e dell’Arciabate Dom. Donato Ogliari, 06 aprile – 19 maggio 2019, Museo dell’Abbazia di Montecassino, Cassino (FR), Archeofuturo Edizioni, pp.17-19
  35. Nel Sogno – Omaggio a Matilde Serao” a cura di M. Guida, con testi di M. Guida e M. Spatafora, 6-20 settembre 2020 – Castel dell’Ovo, Napoli, Manfredi Edizioni, p.10