STRUTTURA FLESSIBILE

“Nel sogno omaggio Matilde Serao” Castel dell’Ovo Napoli a cura di Marina Guida Testi di Marina Guida Marzia Spatafora.

Nasco dalla “Poesia Visiva”, che rappresentava l’azzeramento e un nuovo linguaggio minimalista. Poi ho scoperto la magia dell’invenzione non solo intellettuale ma dell’istituzione che per me in preda ai fumi concettuali è stata una rinascita. Ho creato un mondo simbolico di trasparenza apparente, perché in realtà in essa continuo a scrivere la storia segnica che scorre nelle mie mani con forza. Figure spaziali in un continuo di punti e di relazioni tra gli stessi, con pertinenze quantitative e dimensionali, traiettoria di corpi flessibili
Franca Pisani

LINO COTTO

“Nel sogno omaggio Matilde Serao” Castel dell’Ovo Napoli a cura di Marina Guida Testi di Marina Guida Marzia Spatafora.

Traccia con il pennello un primo segno di lacca cui fanno seguito gli altri segni, tracciati liberi senza una traiettoria precisa è la mano che segue il segno è non viceversa, e poi arriva la scrittura sempre tracciata in prima istanza in lacca. La visione d’insieme arriva soltanto in un secondo momento, dopo aver disteso sulla superficie di lino il pigmento talvolta frammisto ad acqua, talvolta ad olio.
Marina Guida

​L’ARTE di Franca parla a tutti noi dell’esperienza di una rinascita passata attraverso le corde vibranti della tela, origine di infinite poesie che attendono la tessitura delle ultime lettere appena accennate. Poesia e arte, pittura e parola si riuniscono finalmente all’unisono nella voce di colei che oggi è tornata al colore, ai rossi, ai blu, ai gialli e nell’estasi finale di un’arte che non morirà mai.
Matteo Vanzan.

SETA DI LIONE

“Codice Archeologico” 2017 Macro Museo d’arte Contemporanea Roma Capitale testo critico Cristina Acidini e Duccio Trombadori a cura di Duccio Trombadori Grandi Eventi Claudio Crescentini. Progetto Marzia Spatafora Roma Capitale
“Succisa Virescit” 2020 Abbazia di Montecassino a cura di Roberto Capitanio saggi di Luca Nannipieri e Arciabate Don Donato Ogliari

Soltanto la genuina follia di un’artista come quella che possiede Pisani in ogni sua cellula, può aver accolto questa sfida, promossa da Roberto Capitanio, senza perdere la testa. Un intellettuale, un filosofo, un religioso, di fronte alla Abbazia di Montecassino, si sente minuscolo, un “quasi nulla”, come scriveva Giacomo Leopardi, perché troppo ingrato è il confronto ( come un pittore quando entra nella Cappella Sistina in Vaticano). Mentre Franca Pisani, con l’installazione ospitata negli spazi abbaziali, ha dimostrato una sanissima spregiudicata libertà espressiva. Cosa ha fatto? Dato che l’ambiente, a lei gentilmente concesso, documenta le distribuzioni dei bombardamenti tramite gigantografie fotografiche rettangolari e quadrate in bianco e nero, che conferiscono regolarità e precisione all’abitato, l’artista ha pensato bene di scompaginare questa sala didattica e storico-documentale immettendo, per contrasto, lo scompiglio del disordine creativo. All’ordine rigoroso di quelle riproduzioni drammatiche ha risposto con la febbrile eccitazione cromatica delle sue grandi sete, quasi impalpabili, leggere, finissime: la leggiadria dello sfumato contro la rigidità statica della registrazione storica.
Luca Nannipieri

​”Sete di lione” impalpabili tele. Pisani utilizza la seta con cui si restaurano quadri antichi e affreschi. La particolare trasparenza e luminosità permette all’artista di sovrapporre i segni archeologici a gigantografie fotografiche della seconda guerra mondiale del tragico bombardamento dell’Abbazia di Montecassino. Oppure si sovrappongono ad ambienti, come al Museo d’arte Contemporanea Macro di Roma, dove l’installazione dedicata a Palmyra divide lo spazio mentale e segnico.

PADOVA

26 giugno 2018 | Auditorium dell’Orto botanico | Padova
Giornata internazionale per le vittime di tortura
SHOAH MEMORIA COLLETTIVA
Svelamento dell’opera di Franca Pisani
dono dell’artista al Centro di Ateneo per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea
A cura di Carlo Fumian Direttore Centro di Ateneo per la Storia della Resistenza e dell’età Contemporanea

​“Con l’intento di omogenizzare il racconto sospeso tra arte e pensiero – affermò Franca Pisani – ho utilizzato una tecnica antica, ovvero quella dipingere su seta di Lione, fluttuante e trasparente oltre che raffinata, che evoca nel mio lavoro, vaghe visioni archeologiche dell’umanità. Inoltre ho inserito nei dipinti la frase ‘Shoah, memoria collettiva’ scritta in italiano, in inglese e, naturalmente, in ebraico. In pratica – conclude l’artista – il mio è un percorso in onore di chi e di cosa è stato brutalmente distrutto, cancellato. Di fronte a ciò noi possiamo solo fare appello alla memoria, che trasforma quanto perduto in omaggio, in indagine della tradizione, e educa le generazioni. Sarà un viaggio emozionale”.

TELERI

“Non è un’immagine che cerco, non un’idea. E’ un’emozione che voglio creare”. Così Franca Pisani racconta il suo lavoro fatto di scultura, pittura, installazione, poesia visiva e teatralità.La versatilità dell’artista le permette di entrare in un campo quasi mistico, sciamanico dove l’unico modo per tornare alle origini è far dialogare il passato con il presente.
Questo dualismo è il centro della sua ricerca.
Un altro elemento oltre il marmo, che permette all’artista un’indagine nella tradizione, è il telero. Il termine telero deriva dalla parola teler che in veneto significa telaio. E’ un tipo di pittura che risale al cinquecento e che usava vaste tele di lino dipinte ad olio applicate direttamente sulla parete senza il tipico riquadro ligneo. I precursori di questa tecnica sono i veneti Carpaccio, Tintoretto, Veronese, Palma il Giovane e Tiziano.
Ma cosa è che incuriosisce l’artista rispetto a questa tipologia di tela?
La scelta dipende dal fatto che queste tele venivano lasciate grezze. Franca Pisani dipinge con ossidi e lacche dieci teleri di lino cotto che misurano 3×4 metri.
E dunque di nuovo un ritorno all’antico.Posizionate ai lati dell’iter espositivo, si offrono allo spettatore per accompagnarci nella nostra passeggiata nel tempo. Gli oli essenziali, posizionati sulle pennellate di biacca o pigmento danno luminosità all’opera, che va oltre l’action painting, in un insieme di segni che si riconoscono l’uno nell’altro.La sua pittura impastata di materia va alla ricerca del sè, al recupero di una memoria primordiale, ancestrale, cercando di riappropriarsi della propria origine.
Un passato fatto di catastrofi che va ad incrociarsi con le rovine del presente.
Ed è proprio in questo momento che la Pisani cerca di affermare il suo posto, mettendo in luce un forte bisogno identitario.
Proseguendo il nostro cammino all’interno del Macro, senza neanche accorgersene, ci ritroviamo nell’ultima stanza.

SCULTURE

Gianluca Ranzi:

Le nuove sculture di Franca Pisani si differenziano innanzi tutto per un uso più controllato del colore: esse non posseggono più quella policromia acida e ardente, aggressiva e concitata, presente in molte prove precedenti, ma offrono un concentrato del mondo poetico dell’artista in uno stato ancora più puro, nudo nella sua verità di fondo. Senza il tramite sostanziale del colore, che ora sopravvive a margine delle composizioni, come una sottolineatura ma non più nella sua funzione costruttiva e strutturale quale era presente ad esempio nelle opere per la Biennale di Venezia del 2009, le immagini dei busti e delle teste prendono significato dalla loro forma piena, dallo spessore, dai volumi prorompenti nello spazio. Si direbbe che anche in questo caso la ricerca di Franca Pisani si stia direzionando verso un’indagine sulla forma pura non solo dell’immagine ma dello stesso genere artistico della scultura, che qui appare sempre più libera dai suoi rapporti con la pittura e che rinserra il suo dialogo all’interno di una tensione che ora sta tutta nella materia e nel suo volume. E’ un crescere della materia su se stessa che si dilata all’intorno, un emergere di profili animali, di gobbe, di punte, di becchi, di orbite, di concavi e convessi, di superfici lisce contrapposte ad altre rugose, di scorrere della luce e di affossarsi dell’ombra, di chiaroscuri rilasciati e trattenuti.

INSTALLAZIONI

Gianluca Marziani:

La carta è una materia privilegiata per la Pisani, una geografia elettiva che agisce come fosse la domus dell’animo, lo spazio evolutivo in cui abita il moto iconografico del gesto. La tela diviene, invece, lo scenario del dialogo oltre le mura della domus, la geografia relazionale che amplifica le ragioni private del taccuino, del foglio come metrica mnemonica. A unire le due superfici ci pensa il volume plastico della scultura, raccordo di narrazioni e spostamenti semantici, soggetto vivo che abita e completa le due geografie bidimensionali. Non è un caso che i “nomadi” scultorei siano fasciati dalla tela dipinta, segnando così il colpo di teatro, l’apertura del quadro verso lo sciamano veggente, verso la rigenerazione che solo l’umano può realizzare.

La carta genera

La tela rigenera

La scultura genera continue rigenerazioni

PAPIER MACHE

Gianluca Ranzi

​Il doppio è veramente la chiave di lettura di questi papier mache, che vivono anche della relazione tra affioramento della pittura e superimposizione successiva di strati di colore, di pellicole trasparenti o di segni, che vanno a saldarsi al reticolo sottostante e ne costituiscono quasi un commento verbale. Non va del resto dimenticato quanto la dimensione verbale sia da sempre stata una caratteristica del lavoro dell’artista, fin dagli anni Settanta, quando, in pieno clima di ricerche sulla Poesia Visiva, Franca Pisani era tra le pochissime artiste fiorentine, insieme a Ketty La Rocca e Lucia Marcucci, a misurarsi con la relazione tra spazio, immagine e parola , tra segno e significante.

Ritratti donnArchitettura

donnArchitettura 2014
a cura di Maria Grazia Eccheli e Mina Tamborrino franco Angeli Editore

Gianluca Ranzi:

Non va del resto dimenticato quanto la dimensione verbale sia da sempre stata una caratteristica del lavoro dell’artista, fin dalle sue prime prove fiorentine negli anni Settanta, quando, in pieno clima di ricerche sulla Poesia Visiva, Franca Pisani era tra le pochissime artiste fiorentine, insieme a Ketty La Rocca e Lucia Marcucci, a misurarsi con la relazione tra spazio, immagine e parola, tra segno e significante. Eppure fin dal principio si può affermare quanto questo particolare versante concettuale dell’arte sia stato affrontato da Franca Pisani non in termini riduttivi e castranti per la cultura dell’immagine, ma al contrario abbia costituito un tavolo di lavoro dove poter incrociare e far dialogare i due ambiti, in modo da creare un flusso vitale ed empatico tra l’operazione linguistica e quella visivo-figurale, come ha lei stessa recentemente ricordato: “Nasco dalla Poesia Visiva che rappresentava l’azzeramento e un nuovo linguaggio minimalista. Poi ho scoperto la magia dell’invenzione non solo intellettuale ma dell’ispirazione, che per me in preda ai fumi concettuali è stata una rinascita”.

Le Donne

Palazzo Panciatichi via Cavour Regione Toscana Firenze 2014

GIANLUCA MARZIANI

Le donne in rosso

Il linguaggio di Pisani, della sua manualità ancestrale si accorda sulle assonanze dei temi narrati, ricreando un limbo sinestetico in cui la sedimentazione asciuga le scorie mondane e lascia in luce l’essenza degli archetipi. Niente di superfluo quando si vuole tramandare un codice di definizione primaria, quando l’estetica contrae la memoria per disegnare un futuro resistente. Contano le ombre solide, la centralità materna e riproduttiva, l’impronta che scava solchi, lo sguardo rinascimentale senza false prospettive. L’arte della Pisani resta nelle traiettorie dell’umano, nella mappatura antropologica dei cardini esistenziali, dentro valori che sono il radicamento etico della vita in senso universale, oltre il limite di un istante.

Il Bestiario

GIANLUCA RANZI

L’opera non è apparenza ma apparizione

La parola che definisce il percorso è proprio questa, vita, un termine di metodico raccordo tra passato e futuro, la conferma del continuo presente, del pensiero filosofico come collante tra idea e azione. Le opere della Pisani hanno una loro ossigenazione autonoma, una specie di metacorpo che racchiude idealmente ogni organismo vivente, oltre la cognizione dello spazio percepito, oltre lo scorrere del tempo lineare. Quadri e sculture somigliano a segnali mineralizzati dell’esistenza, sorta di fossili dinamici che abbassano il battito cardiaco senza spegnere la circolazione vitale. Defluiscono ossigeno e sangue sotto le superfici: qui la vita dichiara la sua resistenza implacabile, agendo con le parole visuali dell’opera, usando il movimento implicito di un’immagine, al punto da replicare l’infinita rinascita dal buio, archetipo dopo archetipo, linea dopo linea, materia dopo materia, volume, dopo volume….

Ritratti

Archeofuturo 2014 Festival dei Due Mondi
Palazzo Collicola
A cura di Marzia Spatafora e Gianluca Marziani

GIANLUCA MARZIANI: ARCHEOFUTURO

Tele ossidate, dipinte con la tecnica del positivo/negativo, ricreata dall’artista attraverso la lavorazione dissonante dei due lati. Una sorta di acquari della figurazione primitiva, icone sospese. Scopriamo figure femminili, volti, oggetti ed elementi della memoria collettiva, trasfigurati da un’asciuttezza primitiva del tratto, da una riduzione che disegna gli archetipi dell’essere, i codici basilari dell’umanità.

L’archeologia del futuro è un disegno sul muro di una caverna

L’archeologia del futuro è un monitor su cui scorrono disegni essenziali

L’archeologia del futuro è una caverna dentro la capsula bianca

Pergamene

GIANLUCA MARZIANI:

Apparizioni persistenti, radicate, ancestrali

I temi antropologici, sul crinale che collega mito e inconscio, ricreano spazi mentali dalla forte connotazione segnica. La Pisani viaggia nelle memorie primordiali, dove il presente ingloba radici e rinascita, dove il passato evoca le frontiere di una continua evoluzione. La sua grammatica si annoda alle radici espressive, di codici elementari del tramandare bellezza attraverso forme consuete, empatiche per istinto figurativo. Ogni opera appartiene alla caverna del rito collettivo, al fluido districarsi del progresso, all’umanesimo della vita sociale; quello dell’artista non è più citare ma RIAPPROPRIARSI DI UN’ORIGINE mai definitiva, di un soggetto generativo che superi il vincolo generazionale e abbatta le distanze ideologiche.

Sabbie

“Il Gioco è il Mito” Museo Marino Marini
A cura di Gianluca Tanzi presentazione Prof. Carlo Sisi

Gianluca Ranzi dice di queste opere:

-Il gioco sta nel riconoscere che questo spazio sospeso, in bilico, indefinito ma ineludibile in cui le sue opere si pongono, non è più esclusiva proprietà dell’artista; questi nuovi lavori sono liberi di illuminarsi delle emozioni del pubblico come specchi riflettenti che sanno andare oltre il riflesso stesso della loro creatrice per catturare le proiezioni emotive di chi si pone loro dinanzi . Per questo le nuove opere dell’artista richiamano le parole di Ludwing Wittgenstein: “ La soluzione all’enigma della vita nello spazio e nel tempo sta al di fuori dello spazio e del tempo”.

Poesia Visiva

La Direttrice del Compartimento Arte Moderna e Contemporanea degli Uffizi Giovanna Giusti scrive:

​Dopo “aver sposato” le convinzioni artistiche della “Poesia Visiva” fondando “Operozio” (1976), e così cercando nella calma delle idee l’energia per portare alla luce la sua “avanguardia”, Franca Pisani ha proseguito le sue sperimentazioni concettuali e materiche, prima presentate alla “Sezione Donne” al Centre Pompidou a Parigi (1977), e poi maturate in tante esperienze espositive, fino alla personale al Museo Marino Marini di Firenze (Scolpire la vita, 2008), alla partecipazione alla 53ma. E 54ma. Biennale di Venezia (2009 e 2011) ed ultima la personale all’Hamburgher Bahnhof a Berlino (Berlino 2013). In continua evoluzione, spinta dall’urgenza di sperimentare il suo coerente indirizzo concettuale, Franca Pisani guarda con fiducia oltre.